Valter Lavitola, arrestato nell'ambito dell'inchiesta sull'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, ha confessato di essere il mandante dell'azione. L'interrogatorio di garanzia, durato oltre cinque ore, si è svolto nel carcere di Rebibbia. Durante l'udienza, Lavitola ha dichiarato di aver fatto detonare una bomba per il "bene" di Ranucci, con l'intento di farlo proteggere meglio. L'avvocato del giornalista ha espresso preoccupazione per un possibile linciaggio, mentre il procuratore di Roma ha espresso il parere negativo sulla richiesta di domiciliari.

Lavitola ha anche affermato che l'obiettivo non era lui, ma Ranucci, che era minacciato da attentatori pericolosi. L'inchiesta ha suscitato un forte scontro politico e mediatico. Il leader della Lega, Giuseppe Salvini, ha chiesto chiarimenti sulla vicenda. La Procura ha deciso di non concedere i domiciliari, temendo un rischio di inquinamento probatorio. L'attentato a Ranucci, avvenuto nell'ottobre dello scorso anno, rimane un caso complesso e sensibile.