La devastante alluvione che ha colpito il Nepal e le aree limitrofe al Tibet ha causato almeno 168 morti e oltre 1.300 dispersi. L’evento, avvenuto a fine luglio, è stato attribuito al crollo di un ghiacciaio, che ha provocato un’immensa ondata di fango e detriti. Secondo l’Istituto geologico statunitense, il fenomeno, noto come "GLOF" (Glacial Lake Outburst Flood), è stato scatenato da un crollo di ghiacciaio, che ha liberato una quantità enorme di acqua e detriti.
Le vittime sono state registrate in diverse zone del Nepal, specialmente nel distretto di Rasuwa, dove le strade e le case sono state distrutte. Molti turisti sono rimasti coinvolti, tra cui 517 persone. Alcuni viaggiatori hanno riferito di aver ricevuto avvertimenti dalle guide locali, che hanno suggerito di modificare l’itinerario.
L’allerta è aumentata con l’emergenza del lago di sbarramento naturale formato a monte del porto di Gyirong, in Tibet. Gli esperti hanno segnalato un rischio di una seconda ondata di alluvione, se il lago dovesse rompere. La situazione rimane critica, con un grande numero di persone ancora in cerca e infrastrutture danneggiate.























